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	<title>Alessandra</title>
	<subtitle type="html">
		Lo spazio sfinito
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  <updated>2007-10-18T12:44:54Z</updated>

    
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        <title type="html"><![CDATA[Cara Mietta]]></title>
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          <![CDATA[
		  <p align=justify><font face="MS Sans Serif" size=2>ciao amica mia, ancora non ho imparato come si risponde ai post... così ti rispondo da qui. Anche io ti conosco oramai da tempo e so bene quanta dedizione e pazienza dedichi alle persone a te care e sono sicura che il loro affetto non ti manca. <br>Quello che desidero dirti è che anche io continuo a fare per i miei figli da "aiuto scolastico" nei modi e nei tempi che mi sono concessi. Anche io controllo diari, compiti, faccio ricerche, li faccio ripetere, strappo anche pagine di quaderno mal scritte. Io mi occupo di andare a parlare con i professori,&nbsp;vado alle riunioni dei consigli di classe, sono stata rappresentante, ho fatto parte del comitato genitori del liceo. Non sono una mamma che non si interessa. Sono una mamma che deve lavorare per mantenerci. Questa sera non andrò a scuola perchè ho Francesco molto raffreddato e voglio stare con lui e Mattia. Per me, e lo sai bene, loro vengono sempre prima di tutto. Non per un senso di dovere assolutamente ma&nbsp;per scelta, per istinto. Io con i miei figli sto bene, loro non mi annoiano mai. Resta il fatto che devo lavorare e la parte critica del loro/mio tempo lo trascorro qui. Questo è il mio vero problema, non la scuola serale (tra l'altro sto studiando in psicologia tante cose interessanti sui bambini, averle sapute quando loro erano piccoli !!). Sono, per altro, convinta che l'insuccesso scolastico non significa una mancanza di... una carenza di... (sensibilità, maturità, intelligenza ecc.). Tra l'altro Francesco che è in prima liceo è bravissimo ! ed hanno la stessa madre, non hanno nemmeno due anni di differenza eppure Francesco ha trovato il suo metodo, le sue motivazioni allo studio (e meno male) ma questo non significa che lui "è meglio", lui è lui. E mi ritengo fortunata perchè sono, nella vita, due bravi<br>ragazzi di 16 e 14 anni. Sia come mamma che come persona ho ancora tanto da imparare ma è l'attenzione che conta, l'accudimento, l'esempio. Come direbbe la mia Prof.: "per un bambino conta la base sicura e l'interazione". E su questo credo che nessuno possa rimproverarmi.<br>Cara, spero che tu stia bene, ti ringrazio per le tue parole che mi fanno sempre fermare a riflettere.<br>Ti abbraccio con affetto.<br>Alessandra</font></p>
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        <published>2007-10-18T12:18:00Z</published>
        <updated>2007-10-18T12:18:00Z</updated>
        
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              Alessandra
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        <title type="html"><![CDATA[Fede, speranza e carità]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <p align=justify><span class=testocommenti><span class=testocommenti id=Comments1_Repeater1_ctl01_Comment1_lbcomment>Pubblico un post scrittomi da una persona sconosciuta, Fede. E' vero che chi scrive in un blog si espone alla visibilità ed ai commenti altrui ma magari questi - altrui - (ed - altri -&nbsp;restano) dovrebbero considerare che un diario riflette l'emozione&nbsp;di un&nbsp;mometo e&nbsp;resta tale anche se scritto su un blog. Troppo comodo pontificare e giudicare dall'alto in modo anonimo senza, per altro, conoscermi affatto. Non ricordo di aver detto mai "atrocità" a mio figlio se così fosse chi mi sta vicino e mi conosce me lo avrebbe fatto notare. Lui stesso di sicuro. Credo inoltre che l'insuccesso scolastico non significhi mancanza di sensibilità o maturità. Io sono convinta di&nbsp;fare quanto di meglio&nbsp;possibile con i miei figli con le risorse e le capacità che posseggo in questa circostanza. Questo post è stato comunque per me un momento di riflessione e ci tengo che sia reso visibile.<br><br><br><em>"Sono capitata qui cercando su Google un libro. "Cancellazione" di Percival Everett. Un libro che parla di "rimozioni totali". <br>La storia di uno scrittore afroamericano figlio e nipote di medici. Una biografia perfettamente borghese. E per questo considerato dalla critica e dal pubblico lontano dalla "vita vera dei neri americani", poco realistico. Come se la sua esistenza borghese, senza miseria e senza violenza, fosse falsa.<br>Allora, invece di tornare ai risultati di Google sono incappata nelle foto dei suoi figli, arrivando al post dedicato a Mattia, un adolescente che rischia tutto quello che ha, cioè i rapporti interfamiliari, rapporti sociali, impegni di scuola. Rischia come solo i "giovani" sanno fare. Mettendo tutto in discussione.<br>E poi leggo di una madre che al figlio dice: "vuoi diventare un fallito?!" e altre atrocità che solo le madri sanno farsi uscire di bocca verso degli esseri fragili come gli adolescenti.<br>Alla fine cosa scopro? <br>Che proprio questa madre è una fallita in termini scolastici. Quanta "rimozione profonda". Troppa. Ho dovuto dire la mia. Chi pubblica in rete e si espone alla visibilità, ai commenti altrui, credo sia pronto a sentirsi dire qualunque cosa.<br>Con occhi esterni la mancanza di comprensione reciproca è lampante. Perchè non prova a ricordare che adolescente è stata e perchè non prova ad ascoltare e basta.<br>Il libro "Cancellazione", che stavo cercando, riflette sui sovrabbondanti luoghi comuni che costringono spesso ad adattarci al "senso comune" dimenticando noi stessi. Non insegni questo a suo figlio. Gli insegni ad ascoltare, accogliere e capire la sua parte buia. Solo così riuscirà ad illuminarla. Prima o poi.</em></span><em> "<br></em><br>Aggiungo anche il commento della mia amica Mietta poichè non ho ancora imparato a rispondere ai post.<br>Desidero dirti, amica mia, che dovresti sapere che io lavoro sino alle 18.00 e posso essere a casa alle 18.30 e che quindi sono assente durante il momento dei compiti, dubito che il fatto che io vada a scuola dalle 19.00 alle 24.00 possa in qualche modo distogliermi dall'attenzione sui&nbsp; miei figli di 16 e 14 anni e dai loro impegni scolastici. Se avessi potuto mi sarei licenziata per stare con loro ma tu sai bene che non lo posso fare. E se invece di andare a scuola avessi fatto come tante mamme che vanno in palestra ? cinema ? discoteca ? o escono con le amiche... invece di studiare tanto come sto facendo, cercando anche di dare un esempio ai miei figli, cercando di far capire loro che non bisogna rassegnarsi e cercare di migliorarsi sempre ? Ciao.</span></p><span class=testocommenti>
<div><span class=testocommenti><em><span class=testocommenti id=Comments1_Repeater1_ctl02_Comment1_lbcomment>"Sapevo della tua iscrizione a questa scuola...me ne avevi parlato per @....<br>Tu fai bene a sentirti realizzata, ma, al posto tuo, io mi sarei dedicata maggiormente ad aiutare i figli nei loro studi e compiti pomeridiani-serali.<br>A presto"</span><br></em></span></div></span>
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        <published>2007-10-15T07:01:00Z</published>
        <updated>2007-10-15T07:01:00Z</updated>
        
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              Alessandra
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        <title type="html"><![CDATA[Gli esami nella vita non finiscono mai]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <p class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; mso-line-height-alt: 8.0pt" align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana">Finalmente ritorno alla mia pagina bianca. La mia nicchietta che sa di bucato, di pulito. il mio rifugio. Ne ho sentito molto la mancanza in questi ultimi mesi. Tutto ciò che mi accadeva, che facevo; le sensazioni e le emozioni le trattenevo dentro senza riuscire a esprimerle se non in maniera equilibrata o razionale. In ogni caso, nel modo in cui gli altri si aspettavano da me. Ma ora finalmente posso far rifluire in maniera a-razionale tutto ciò che irrompe dentro di me. Ho superato gli esami di idoneità per la classe IV del Liceo delle Scienze Sociali corso serale. Ce l’ho fatta !! Questa sera sarà il mio primo giorno di scuola. Sì, la scuola, davvero: diario, libri, quaderni, interrogazioni, professori e quant’altro. Venticinque anni fa dopo la bocciatura agli esami di maturità fatta al liceo scientifico credevo di avere chiuso, chiuso per sempre, con l’istruzione istituzionalizzata. Fu un trauma enorme che segnò definitivamente la mia vita, le mie scelte e negò ogni mia aspirazione di quegli anni ed io per anni non ci ho più voluto pensare. E poi invece in maggio… sono venuta a conoscenza che esisteva il liceo delle Scienze Sociali corso serale. Ho voluto informarmi. Il colloquio con la Vice-Preside durò a lungo e lei mi disse che mi consigliava di fare direttamente gli esami di idoneità per la classe IV e quali sarebbero stati gli esami integrativi che avrei dovuto sostenere a settembre: scienze sociali (che comprende psicologia, sociologia, antropologia culturale e etologia), laboratorio di scienze sociali, diritto ed economia (terribile), linguaggi non verbali e multimediali (non sapevo nemmeno cosa fossero), statistica (matematica !!!) e una seconda lingua straniera. Una seconda lingua straniera ??!! ero sgomenta. Il corso serale prevede francese. Ma io da molti anni desideravo imparare lo spagnolo e Lei mi disse che avrei dovuto, nel caso fossi stata ammessa, imparalo privatamente ma che questo non rappresentava per la scuola un problema. La Vice Preside mi consigliò di parlarne con il Professore responsabile del corso serale (ora mio Prof. di italiano). Ed io l’ho fatto. L’ho incontrato. La frenesia di quei giorni non riesce a farmi ricordare bene il nostro primo incontro. Fuori della scuola e poi in un bar all’angolo. Nel frattempo lavoravo, nel frattempo c’erano gli esami di terza media di Francesco, nel frattempo c’era la probabile bocciatura di Mattia, nel frattempo mille cose pratiche e i soliti problemi e economici che sembrano sempre cani inferociti che mi stanno alle calcagna. Per provvedere all’iscrizione all’esame dovevo produrre certificazioni. Il Liceo scientifico mi disse che a causa di un incendio l’archivio pagelle era andato distrutto, sembrava dunque che ogni traccia di me fosse andata perduta (come nella vita degli altri ?) Le mie pagelle del liceo non le ho mai avute, forse i miei genitori, visto i risultato le hanno distrutte, o forse dopo 25 anni sono imbucate in qualche cassetto di casa. Al Liceo hanno dovuto fare una lunga ricerca per ricostruire la mia frequenza di almeno tre anni. Fortuna o meno l’ultimo anno e la maturità la avevo fatta presso un collegio e loro mi hanno fornito i documenti dell’ultimo anno sufficienti per provvedere almeno all’iscrizione all’esame. In base hai programmi dei tre anni scolastici di Scienze Sociali, che non è stato affatto semplice avere, e alla lista dei libri dell’anno scorso ho iniziato a studiare. Studiare mi sembra un termine inappropriato se ripenso ai primi giorni di giugno. Cercavo di orientarmi e mi perdevo. Ricominciavo cercando un legame tra un argomento e l’altro, mi scoraggiavo e riprendevo. Cadevo e mi rialzavo mille e mille volte. Studiavo in ogni momento libero della giornata, cioè molto pochi come si sa. Tra studiare ed essere abituati a leggere c’è una bella differenza. E’ un’altra cosa. Mi tormentava la mia labile memoria. E’ sempre stata il mio cruccio la vaghezza per le date e le definizioni. I miei Capi Ufficio, sia il mio giovine Capo che il Capone non hanno accolto bene questa mia scelta di tornare a scuola. Anzi. Mi hanno ignorata, derisa, svergognata perché per loro il diploma è qualcosa che ottiene chiunque con un minimo di impegno ed io non sono riuscita nemmeno in quello. Come dargli torto ? In torto cadono non sapendo come era la mia vita 25 anno fa e com’è la mia vita adesso. Il mio giovine Capo mi ha detto solo che per lui che io abbia un diploma o meno non fa differenza, il mio lavoro resta lo stesso, a lui interessa solo che questo mia scelta non interferisca con il mio rendimento d’ufficio. E voilà !! non che io mi aspettassi nulla di diverso… come potevo far capire loro che a me non è tanto il diploma in se ad interessarmi ? lo so benissimo che alla mia età e nella mia condizione non può cambiare nulla. E’ quello che sto studiando che mi interessa, quello che sto studiando è ciò in cui io credo: il relativismo culturale, lo sviluppo sostenibile, la metodologia della sociologia, la scienza ed il pensiero, il comportamentismo, l’interazionismo… Ho già fatto una lista di tutti i libri in materia che desidero leggere. Il mio Professore, di cognome illustre, mi ha messo in contatto con quella che è ora la mia Professora di spagnolo. E qui ci vorrebbe una pausa, una parentesi, nel mio racconto. Questa meravigliosa giovane ragazza non solo sa parlare ed insegnare perfettamente spagnolo (ho preso sette e mezzo nel compito d’esame) ma è diventata in questi due mesi una figura di riferimento emotiva per me. E’ una splendida figura nella mia vita ed io sono felice di aver avuto la possibilità di conoscerla. Mercoledì 5 settembre ho fatto lo scritto di spagnolo. Che strana sensazione ritrovarmi seduta in un banco… mi vergognavo tanto e mi facevo anche un po’ pena mentre mi guardavo in giro e vedevo solo ragazzi e ragazze giovanissimi, un mare di ragazze e ragazzi giovanissimi. Terminato il compito dovevo tornare di corsa in ufficio perché ero in permesso, scendendo le scale trafelata ho incontrato il mio Uomo Ombra… eh sì, Lui. Sottile e svagato. Abbiamo parlato un poco poi ci siamo ripromessi di rivederci l’indomani per gli orali. Ma ero tranquilla perché sapevo che non sarebbe stato nella mia commissione. <?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></span></p>
<p class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-line-height-alt: 8.0pt" align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana">Giovedì mattina dopo una vera - notte prima degli esami – dove ho dormito credo due ore sono arrivata ben prima delle ore 8.00. Mi sono soffermata a guardarmi intorno fumando l’ultima sigaretta e ispirandomi ai pensieri più fatalistici: che vada come deve andare, io ce l’ho messa tutta, vedremo… salendo le scale ero ovviamente agitata e ansiosa (e chi se lo ricordava più !) ho visto avanzare i professori… il mio Uomo Ombra è entrato nella classe dove dovevo fare i miei sei orali. Non ne è più uscito.<o:p></o:p></span></p>
<p class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify; mso-line-height-alt: 8.0pt" align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana">Ora vado incontro alla mia prima sera di scuola, ore 19.00 prima campanella. Ho tante cose ancora da raccontare e che non voglio dimenticare.<o:p></o:p></span></p>
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        <published>2007-09-10T16:05:00Z</published>
        <updated>2007-09-10T16:05:00Z</updated>
        
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              Alessandra
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        <title type="html"><![CDATA[Adios]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <p align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face=Verdana>e lo so, lo so… è stato meglio così. Per lui, per tutti noi. Piuttosto che arrancare in un nuovo anno scolastico e più difficile, con le sue lacune profonde è stato meglio fermarlo e fargli ripetere la seconda classe. Era meglio bocciarlo lo scorso anno piuttosto che dargli tre debiti e farlo passare. Continuo a ripetermelo che un anno perso non è la morte di nessuno, che (forse) questa esperienza gli servirà per maturare, che potrà studiare con minore difficoltà e rimediare latino, storia ed inglese… ecc. ecc. Ma io sono la mamma !! le lacrime mi scendono dal viso senza voler piangere, all’improvviso, in ogni momento da ieri, quando dalla scuola mi hanno telefonato per fissarmi per oggi un appuntamento con il Prof. responsabile di classe, ed oggi ascoltando il professore (in pausa pranzo). So che hanno ragione. So bene che Mattia non ha studiato abbastanza, che non si è impegnato, che non ha recuperato i debiti, che non ha minimamente cambiato il suo atteggiamento: indolente, disinteressato, annoiato, demotivato, non partecipe. Il prof. era sinceramente dispiaciuto perché stima molto Mattia e crede nelle sue capacità, nelle sue intuizioni diciamo: “scientifiche”. Ma deve studiare. Ha aggiunto che tutto il corpo insegnante lo apprezza come persona ma deve reagire e affrontare l’impegno che lui stesso ha scelto. Mi sento scorata. Non mi sono mai sentita tanto sola come in questi ultimi giorni. Chi può comprendere la mia pena ? chi può condividere e sollevare questa povera mamma qua ? L’unica cosa che desidero è per mio figlio. Vorrei che davvero questa bocciatura potesse “servirgli” a migliorare i buoni aspetti del suo carattere ed a modificare quelli che non sono funzionali. Sono fermamente convinta che se potesse fare un lavoro durante l’estate questo lo aiuterebbe molto. Ma compirà 16 anni solo a metà agosto. Ho mandato via non so quante richieste di lavoro stagionale per lui ma… niente. Sto insistendo con suo padre che lo butti dentro a lavorare da chi conosce lui o presso l’officina dell’azienda in cui lavora. Ma come sempre Carlo è restio a chiedere favori… L’ideale sarebbe che fosse Mattia stesso ad andare girando a chiedere lavoro. Questo sarebbe già un gesto di maturità.<br></font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face=Verdana>Anche questa volta Mattia è involontariamente riuscito a rubare la scena al fratello. Il mio Francesco sta portando avanti i suoi esami di licenza media quasi senza farsi notare, con metodo, costanza, attenzione. Dimostrando come sempre il suo animo gentile ed equilibrato. Ha iniziato gli scritti mercoledì 13 con la prova d’italiano, ieri con quella di francese, oggi inglese e domani matematica. Gli orali purtroppo li farà solo il 25 giugno. Speravamo prima… ma Francesco ha sempre un bel modo di vedere le cose e ha detto che per fortuna in quel giorno sarà il primo ad essere interrogato e non dovrà aspettare. Ha preparato il suo esame orale componendo una presentazione in power point studiandosi il programma da solo. Ed è bellissima. Come la sua pagella. Come lui: buonissimo. Francesco farà 14 anni a luglio ma ha ancora le fattezze fisiche di un bambino. Ha una personalità però, molto spiccata. Sono molto attenta a non creare squilibri di attenzione/i tra i due fratelli e adesso voglio dedicargli tutto il mio interesse e stargli ancora più vicino in questo suo momento. Mi auguro solo che i nonni mantengano la promessa e gli regalino la bicicletta, che desidera tanto, per la promozione. Mattia la sua se l’è giocata. </font></span></p>
<p align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face=Verdana size=2></font></span></p>
<p align=justify><span style="FONT-SIZE: 10pt"><font face=Verdana>Che dire di me, invece… Ho dato il via ad un progetto che accarezzavo da anni. E’ un progetto ambizioso, esagerato. Direi “presuntuoso” visto le mie condizioni di vita. A settembre probabilmente, se la mia domanda varrà accettata, farò gli esami di idoneità per un corso di studi che poi frequenterò per due anni la sera dalle 18.50 alle 23.45 dal lunedì al venerdì. Detto così sembra un suicidio e forse lo è. L’indirizzo di studi che ho scelto è quello delle scienze sociali. Dovrò dare quindi esami integrativi di diritto ed economia, scienze della terra e sperimentali, linguaggio non verbale e multimediale, scienze sociali che comprende: psicologia, pedagogia e sociologia, laboratorio di ricerca sociale e… purtroppo ma per fortuna: una seconda lingua straniera. Ho scelto spagnolo. Lunedì inizio le lezioni con una insegnante. Per le altre materie devo arrangiarmi in questi due mesi. Se mi fermo a pensarci mi prendono gli attacchi di panico. Ma la preside della scuola, il professore dei corsi serali e la mia dottoressa sembrano tanto entusiasti della mia decisione !! E’ vero che le mie motivazioni sono tante e forti ma mi spaventa la mia mancanza di tempo, i miei impegni familiari che sono prioritari, la mia resistenza fisica… Però mi entusiasma pensare di poter riprendere a studiare filosofia, italiano, storia. Mi piace l’idea di poter avvicinarmi alla psicologia ed agli aspetti sociali che da sempre mi coinvolgono. So di essere – vecchia – per sedermi sui banchi di scuola ma, dice il professore, non sarò ne la prima ne l’ultima e nel corso serale non ci faranno nemmeno caso. Stranamente, anzi, come al solito mia sorella non ha reagito bene a questa mia idea (che le frega poi a lei ?) e mi dispiace davvero molto. Il mio senso di solitudine è aumentato a dismisura. Per fortuna i miei invece alla notizia hanno reagito in maniera entusiasta. Per il momento mi sostengono almeno verbalmente… vedremo quando sarà il momento di sostenermi anche all’atto pratico !!! Non riuscirò poi così spesso a scrivere il mio diario e questo come al solito mi rammarica… ma anche se poco ci proverò.<br></font></span><span style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: 'Times New Roman'"><font face=Verdana>Allora… buena suerte y hasta luego !!</font></span></p>
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        <published>2007-06-15T15:59:00Z</published>
        <updated>2007-06-15T15:59:00Z</updated>
        
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        <title type="html"><![CDATA[]]></title>
        <summary type="html">
          <![CDATA[
		  <P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Molte volte mi domando… come ci si sente ad avere un’automobile che funziona? Come ci si sente a salire in una macchina sapendo che partirà al primo giro di chiave? Come ci si sente a - non - avere la preoccupazione costante che la macchina possa, per un x motivo, smettere di funzionare. E, soprattutto, come ci si sente a guidare una macchina che sai ti porterà fino a casa la sera. La sera che sono così stanca. E non c’è pioggia, non c’è gelo, non c’è guasto imprevedibile, non c’è riserva terminata che la può fermare. Io non lo so come ci si sente, non so nemmeno se questo migliorerebbe la qualità della mia vita. Davvero. Avrei dovuto nascere con una scorta di fatalismo in più. Ma tanto io di scorta non ho nemmeno la gomma !!<?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">X X X<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Sabato 26 ho partecipato alla presentazione del libro “Manager Oggi” scritto dal Prof. Giorgio Brunetti e da, per, il dr. Gianni Mion. Un libro-intervista. Nella prefazione il Prof. ha fatto una breve ma interessante storia dell’economia aziendale in Italia. Non pensavo che la figura del manager potesse aver avuto un suo sviluppo negli anni. Un’evoluzione, una storia. A dire il vero non ci avevo mai pensato ai manager. Chissà perché ho sempre avuto una specie di idiosincrasia congenita verso questi lavoratori/tipo spesso ambigui, impegnati in giochi di potere e connivenze. Troppi ne ho visti e ben pochi ne ho stimati. Alla presentazione sono dovuti intervenire anche i miei recalcitranti Capi ufficio. Quando siamo entrati nella piccola sala Stefano era già lì. Stringeva mani, sorrideva. Il suo fisico sottile era mobile, elastico. Non mi è parso sorpreso di vedermi, anzi, ho osato pensare che uno di quei sorrisi potesse essere per me. Stavo bene e lo sapevo. Mi sono seduta tra il mio giovine Capo ed il mio Capone. Troneggiavo. I moderatori e gli autori hanno detto cose davvero molto interessanti. Fortunatamente avevo letto il libro nei giorni scorsi e così ho potuto capire meglio, molto meglio, ciò di cui parlavano. Ovviamente Stefano, coscienzioso (per essere sicuro di essere visto) si era seduto nelle prime file. Noi come indisciplinati scolari, nell’ultima. Lo guardavo, o meglio, se volgevo lo sguardo alla sala la sua immagine si intrometteva tra la realtà e la mia percezione di essa. Come sempre del resto, ma questa volta lui: c’era veramente ! (se lo penso lui c’è, lui è. Se io lo vedo lui c’è, lui è, lui esiste !!). In ufficio lo vedo sempre ma solo di sfuggita e lo evito alla grande. Però devo dire che l’ho visto un po’ invecchiato… sì, certi segni del tempo sul suo viso, sulle mani, tra i capelli, impercettibili certo, ma l’immagine che trattenevo di lui non li conosceva. Questo improvviso pensiero mi ha intenerito e turbato. Come una dama dell’ottocento mi sono portata una mano allo sterno ed ho emesso un sincopato ”ohò”. Questa mia espressione era perfettamente in sintonia con la scenografia. Al termine della presentazione sono andata a farmi firmare il libro dal Professore. Mi ha fatto anche la dedica !! I miei Capi hanno deciso che non era il caso di andare anche al pranzo organizzato per le 13.00. Invece ero sicura che Stefano non avrebbe mancato e sinceramente temo ancora per ciò che può aver detto o indotto a far pensare a quelle persone riguardo al mio giovine, tanto giovine, Capo. <o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>X X X<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Non basta che il mio giovine Capo dica che non ha paura di Stefano perché sia al sicuro da lui.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>X X X<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Sempre sabato 26, prima di andate alla presentazione, ho incontrato il mio collega Francesco e l’ho trascinato alla mia libreria di fiducia. Avevo bisogno di tranquillizzarmi, avevo bisogno di muovermi in un ambiente in cui potessi riconoscermi, che fosse consono al mio modo di sentire. Muovermi tra i libri riesce a farmi stare meglio. Sapevo già cosa volevo acquistare. Mi frenava solo la mia poca disponibilità economica. Ma in quella occasione avevo la necessità impellente di possedere - quel – libro, come un amuleto, come un marchio distintivo, esplicito, della mia inadeguatezza al mondo di cui ho tanto timore. Sì, è giusto: ho timore sia della mia inadeguatezza sia del mondo. Sono scivolata tra gli scaffali e mi sono rivolta al libraio per chiedergli: “Cancellazione” di Percival Everett, “Greco cerca greca” di Friedrich Dürrenmatt a cui si è aggiunto, grazie ad un sostanziale sconto, “Mille splendidi soli” di Khaled Hosseini. Avevo appena finito di leggere Glifo (Glyph – è anche presente come blog nel nostro cannocchiale) l’ultimo romanzo di Percival Everett che va studiato più che letto. Il modo di scrivere di P.Everett mi ha stregato e non esagero. Mi ha avvinto trascinandomi in una ricerca che mi ha impegnato per alcuni giorni. Mi ha affascinato l’originale composizione del romanzo. Il linguaggio, la struttura. Mi sorprende e m’indigna sapere che questo autore così innovativo e particolare (alla lontana, poiché Everett resta Everett, potrebbe richiamare una commistione di Vonnegut, Pennac e J.S. Foer) ha già scritto 16 o 17 libri ma in Italia ne sono stati tradotti solo due. Mi rifiuto di credere che sia perché è un autore afroamericano che fa il pastore e gli piace pescare. Ignobili processi dell’editoria… “Cancellazione” ha un linguaggio e dei contenuti di più semplice comprensione, dei riferimenti più conosciuti, rispetto a “Glifo”. Sfido chiunque a scrivere un brano citando il teorema di Pappo. Sto terminando “Cancellazione” e sento già nostalgia. Aver letto “Il cacciatore di aquiloni”, prestatomi da “Lui” peraltro, è stata un’esperienza formativa per me che poco sapevo dell’Afghanistan e dell’Iran. Un romanzo intenso, passionale, scritto bene. Una promessa, insomma. Spero tanto che “Mille splendidi soli” riesca a suscitarmi le stesse emozioni. E allora ripenso a “L’ombra del vento” di Ruiz Carlos Zafon di cui è stato detto – è un libro più che magnetico: è magico – e a “La storia dell’amore” di Nicole Krauss (moglie di J.S. Foer, accidenti !!) tutti libri, va sottolineato, consigliati da “Lui”.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>X X X<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Il mio <I>pusher </I>letterario mi sta evitando di brutto. E però. Io “non rinuncerò mai al mio mestiere di donna” (semmai leggesse queste righe capirà). Volevo solo essere gentile.<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: center" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>X X X<o:p></o:p></FONT></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face=Verdana>Venerdì 25 sera sono andata con Carlo ad una cena organizzata dal Comitato Genitori del liceo di mio figlio Mattia. Non abbiamo fatto la solita pizza di fine anno scolastico ma una cena in un ristorante etnico ! Ho provato così per la prima volta la cucina marocchina, seduta sui divani, bevendo tè e mangiando cibi tradizionali. A parte il temporale ed il pensiero dei miei ragazzi a casa da soli è stata una serata davvero gradevole. Erano presenti il Presidente del Comitato, la Preside, la Vice-Preside e i soliti genitori che vengono alle riunioni. Sono genitori che hanno figli di età diversa e frequentano corsi e sezioni diverse da quelli di Mattia. Eravamo circa una dozzina di genitori ma pur essendo la nostra una conoscenza superficiale si era creata, quella sera, una piacevole sintonia. Delle volte mi stupisco di me stessa; di come riesco, in certe occasioni, ad essere tanto comunicativa con la gente, di come agli altri io possa risultare involontariamente simpatica o interessante o eccetera, eccetera… </FONT></SPAN></P>
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        <published>2007-05-30T15:02:43Z</published>
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              Alessandra
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        <title type="html"><![CDATA[Brainstorming]]></title>
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		  <FONT size=2><FONT face=Verdana><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Brainstorming</SPAN></I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"> è un termine inglese bellissimo. Composto da <I>to storm</I> verbo che significa: infuriare, scatenarsi e <I>brain</I> s. cervello, intelligenza, capacità intellettive. Significa per lo più: confrontare le proprie idee con altri su un problema specifico. Solo “Lui” poteva nominare così i suoi <I>staff meeting</I>. Nel mio caso il sostantivo <I>brainstorm</I> inteso come 1) raptus, attacco di pazzia 2) idea, ispirazione improvvisa; mi pare più appropriato. “Lui” appare, compie un valzer <I>hesitation</I> davanti alla mia scrivania, estrae dalla sua borsa un libro e ci parla sopra. Vedo solo le letterine colorate delle parole che escono dalla sua bocca da baciare. Mi porge “Jezabel” di Irène Némirovsky. Lo guardo. Il libro. “Lui” mi aggiunge un foglio, una fotocopia di articolo di giornale dove “Lui” viene citato per una sua - personalissima - apologia di Hornby. Mi sento a casa mia e lo dimostro. “Lui” mi dice visibilmente compiaciuto: <I>“smettila di urlare”</I>, uscendo dal suo schema convenzionale, rigidissimo, di comportamento. Il tono della sua voce non è mai stato tanto indulgente, confidenziale, intimo. “Lui” riesce a convincermi della sua ferocia, ma non è bravo a nascondere altrettanto bene la sua timidezza. Ho distolto il mio sguardo da “Lui”. Non avrebbe sopportato tanta passione. <o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Ai miei pensieri vanno strette le parole. <o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Quelle che ascolto invece pesano. Mi pesano sul cervello. Se mi concentro mi sembra di vederle tutte queste parole parlate. Come lettere alfabetiche magnetiche colorate si appiccicano tra di loro. Le parole pronunciate escono dalle cornette dei telefoni, dalle bocche dei colleghi, al supermercato, alle poste, ovunque, anche da chi parla da solo o con altri. Io le vedo, mute, uscire e avvolgersi in sciami per depositarsi a collo d’imbuto in picchiata sul mio cervello. <o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Ho sviluppato invece una buona tolleranza alla scrittura altrui. Leggo, leggo, leggo in maniera sistematica, selettiva. Non avendo una storia mia da vivere leggo quelle degli altri. Da cui ho molto da imparare del resto. Non avendo alcun talento linguistico mi crogiolo nel piacere di quello degli altri. Scrittori bravi ce n’è un numero alla n dimensione. Ed io sono sospinta dalla paura di non riuscire ad esprimere ciò che ho dentro. Temo che questo - ciò che ho dentro - possa imputridire e marcire infettando me, il mio corpo. La mia totale mancanza di talento, la mia incapacità d’espressione, soffocherà ciò che ho dentro e quindi me che sono - ciò che ho dentro+apparenza; +apparenza sarà solo ciò che mi definirà.<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>E i miei segni esteriori non sono buoni. Non è un buon segno. Se smetterò di scrivere, o di cercare una mia forma espressiva, si incasinerà il me significante ed il mio significato. Non lo auguro al mio peggior nemico che mi sa che sono proprio io. E qui il cerchio di chiude.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Avrei tante cose da raccontare… ma il tempo, il mio linguaggio mi minaccia.<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">&nbsp;<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Sera. <o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Io</SPAN></I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">: “Mattia, per favore, non passarmi la scopa sui piedi che porta male”<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Mattia</SPAN></I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">: “perché?”<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Io</SPAN></I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">: “non potrò più sposarmi” (=avere una relazione intellettuale, emotiva, intima con un uomo)<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Mattia e Francesco</SPAN></I><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">: “Ahh, beh, tanto ormai…”<o:p></o:p></SPAN></P>
<P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 8pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt">E’ evidente che sono spacciata.</SPAN></o:p></SPAN></FONT></FONT></P>
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        <published>2007-05-22T11:21:03Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Caro Mattia]]></title>
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		  <P class=MsoNormal style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt; TEXT-ALIGN: justify"><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">lettera difficile da scrivere questa. Sono calma ora, un po’ più calma di venerdì pomeriggio dopo il nostro colloquio con la Preside; la riunione del consiglio di classe tua con genitori e professori e l’incontro per le tue spiegazioni, giustificazioni, alla tua professoressa di latino dopo che ti ha dato un’altra nota. L’amarezza mi ha fatto nascere lacrime silenziose che tu hai finto d’ignorare. Sapessi come mi dispiace, per te figlio mio. Mi dispiace così tanto. Con un po’ più d’impegno a scuola potresti vivere meglio anche il tuo tempo libero. A 15 anni c’è il tempo per la scuola e c’è il tempo per “l’adolescenza” fatta di conoscenze/esperienze, belle e meno belle, che aiutano a crescere. E’ con l’esperienza che acquisiamo la consapevolezza del futuro, che non è un prolungamento del presente. Al futuro ci si arriva attraverso porte che si aprono e si chiudono, situazioni che cambiano e cambi anche tu. Più di quello che stiamo facendo io, tuo padre e tuo fratello davvero non sappiamo che fare. Sei tu che devi crescere. Noi in questa situazione ci sentiamo impotenti e frustrati. Ma non rinunceremo a sostenerti. Come ti ha definito un giorno tuo zio Andrea? Infingardo e un po’ gaglioffo. Abbiamo guardato insieme, con anche papà, sul vocabolario il significato dei due termini: Infingardo agg. 1. che rifugge dalla fatica per pigrizia o mancanza di volontà; s.m. 2. persona pigra e svogliata. Gaglioffo… beh, ti abbiamo spiegato, non significa solo furfante, manigoldo, cialtrone ma si dice anche di persona inetta, buona a nulla. E’ questo che vuoi essere tu ? No, non credo. E allora perché non provi a fare diversamente? Hai visto che il tuo metodo non funziona: cambialo. O almeno prova. Perché continui a percorrere una strada di sofferenza e che inevitabilmente ti condurrà al fallimento? Tu non ci rispondi, rimani muto e ci guardi. In quanti continuiamo a ripeterti sempre, sempre la stessa cosa… devi studiare!! Lo so, costa fatica ma è una fatica adeguata alla tua età. Quando non studiare si trasforma in abitudine diventa un rifiuto della realtà che si collega poi, e da vita, a malesseri profondi, credimi. Chi a 16 o 17 anni rinuncia alla scuola per il lavoro, sbaglia, ma fa una scelta; chi rinuncia e basta, rischia il naufragio. Il vero perdente non è colui che non ha saputo conquistare la vittoria ma chi non ci ha mai nemmeno provato. Ricordalo sempre. Hai già dato dimostrazione che se ti ci metti riesci in tutto quello che fai. Allora perché ? che senso ha perdere un anno scolastico così? Lo so, che un anno perso non è la fine del mondo. Non è questo il problema, anche se mi dispiace per te. Le nostre preoccupazioni sono altre. Te l’ha detto anche la Preside: <I>tu non è che non sei capace. Tu non</I> <I>lo vuoi !!</I> e non sai dirci nemmeno che cosa vuoi… che cosa vuoi fare in questa situazione? Mi hai fatto venire in mente il personaggio di una novella di Pirandello che dopo aver ucciso una bambina dai capelli rossi stenta egli stesso a riconoscersi nella sua condotta e a capirne i motivi: “<EM>Dopo l’interrogatorio ascolta, curvo sulla seggiola, e con una cupa meraviglia negli occhi, (…) le ragioni che gli altri escogitano per spiegare il suo atto. La sua meraviglia è che possano essere tante, queste ragioni, mentre lui non sa vederne nemmeno una; tante, e tutte parer vere e probabili sia quelle escogitate in suo favore, sia quelle contro di lui”. <BR></EM>Ti aspetto a casa, ti voglio bene.<BR><BR><?xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" /><o:p><BR>Treviso, 28 aprile 2007</o:p></SPAN></P>
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        <published>2007-05-18T10:02:21Z</published>
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        <title type="html"><![CDATA[Le affinità elettive ]]></title>
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		  <P class=MsoBodyText3 style="MARGIN: 0cm 0cm 0pt" align=justify><SPAN style="FONT-FAMILY: 'Times New Roman'"><FONT size=3>Andrea ed io, talvolta capita, riusciamo a scambiare delle opinioni (oltre che stupende poesie). Nel blocco 11 lui è l’unico da cui riesco a trarre spunti di riflessione che poi inseguo per conto mio. Le sue sono osservazioni argute ed intelligenti su argomenti di tipo artistico-socio-esistenziali; geopolitico e psicofilosofico. Quelli che piacciono a me, appunto. Quelli su cui ti sfasci la testa, perdi la voce ed alla fine non si arriva mai a capo di nulla. Lui mi regala qualcosa di suo tra un saluto veloce e un gesto di intesa. Ultimamente ci troviamo in contrapposizione su quello che ritengo un tema di eterna attualità, almeno per me, un annoso dilemma. Andrea è per la - <EM>consapevolezza</EM> - ed io per - <EM>l’inconsapevolezza</EM> - come miglior stato mentale per sopravvivere alla realtà, al quotidiano, di noi “urbani”. Solo su un punto abbiamo avuto il tempo di accordarci, per il momento. Andrea mi ha fatto una copia di una pagina di un libro dello scrittore Ryszard Kapuscinski: “<EM>Imperium</EM>”. Libro che lui ha acquistato presso l’edicola di una stazione ferroviaria tra lo sferragliare di un treno e l’altro.<BR>E mi sembra di vederlo, con la sua aria svagata mentre&nbsp;sfoglia un libro in una edicola mente viaggianti, ignari di lui, l'accostano e si allontanano estranei - inconsapevoli. Così sono le stazioni luoghi di solitudine. Ho copiato pedestremente non tralasciando le sue frasi evidenziate a sostegno della sua tesi. Possiamo ampliare e considerare questa parte del testo riferita anche, e non solo, al piccolo mondo personale in cui noi ci muoviamo. I <I>consapevoli</I> ovviamente sono o tendono ad appartenere al terzo gruppo. Nello stato d’animo in cui personalmente mi trovo a vivere, stropicciato, mi accontenterei&nbsp;della <I>inconsapevolezza</I> tipo Candido-Voltaire ma riconosco, si lo riconosco, che riuscire ad acquisire le caratteristiche del terzo gruppo sarebbe una mia personale aspirazione. </FONT></SPAN><BR><IMG alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/Alessandra/Andrea.jpg" border=0>&nbsp;&nbsp; <SPAN style="FONT-SIZE: 11pt; mso-bidi-font-size: 12.0pt"><FONT face="Times New Roman">“</FONT></SPAN><SPAN style="FONT-SIZE: 10pt; FONT-FAMILY: Verdana; mso-bidi-font-size: 12.0pt">Tornammo ai vagoni a notte fatta. <SPAN style="COLOR: red">Nevicava, il ghiaccio scricchiolava sotto le scarpe</SPAN>. A Zabajkalsk avevo ricevuto un’ulteriore lezione sul fatto che qui la frontiera non è un punto sulla carta, ma una <I>scuola</I>. Gli allievi che ne escono <SPAN style="COLOR: red">si dividono in tre gruppi. <B>Il primo</B>, quello degli</SPAN> <SPAN style="COLOR: red">agitati da una collera sorda</SPAN>. I più infelici, perché tutto all’intorno provocherà in loro uno stress, li porterà a uno stato di furia, di follia. Li innervosirà, li irriterà, li torturerà. Prima ancora di rendersi conto di no poter cambiare o correggere nulla della realtà circostante, saranno travolti da un infarto o da un ictus. <B><SPAN style="COLOR: red">Secondo gruppo</SPAN></B><SPAN style="COLOR: red">:</SPAN> costoro osserveranno i cittadini sovietici e imiteranno il loro modo di pensare e di agire. <SPAN style="COLOR: red">La loro caratteristica fondamentale sarà l’accettazione della realtà esistente e persino la capacità di trarne una certa soddisfazione. </SPAN>In questo caso risulterà di grande aiuto il detto che conviene ripetere a sé e agli altri ogni sera, per quanto infame possa essere stata la giornata appena finita: “Rallegrati di questo giorno, perché uno così bello non torna più!”. E infine <B><SPAN style="COLOR: red">il terzo gruppo</SPAN></B><SPAN style="COLOR: red">, quello di coloro per i quali tutto è interessante, insolito, inverosimile, coloro che vogliono conoscere, verificare, approfondire questo mondo così diverso e finora sconosciuto. Proprio costoro saranno capaci di armarsi di pazienza e mantenere il distacco (non la superiorità!) e uno sguardo calmo, attento, lucido.</SPAN> Sono i tre atteggiamenti caratteristici degli stranieri capitati nell’impero.”</SPAN><BR></P>
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        <title type="html"><![CDATA[Frico night]]></title>
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		  <P align=justify><IMG style="WIDTH: 279px; HEIGHT: 243px" height=252 alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/Alessandra/frico.jpg" width=320 border=0>&nbsp;&nbsp; <IMG style="WIDTH: 258px; HEIGHT: 166px" height=177 alt="" src="http://www.ilcannocchiale.it/blogs/bloggerarchimg/Alessandra/frico%20friuli.gif" width=351 border=0><BR><BR><SPAN style="FONT-SIZE: 12pt; FONT-FAMILY: 'Times New Roman'; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><FONT face=Verdana size=2>Sono alla fine andata con i miei colleghi alla cena organizzata dal nostro Capone. E ho fatto bene ! Ho fatto be-ni-ssi-mi-ssi-mo perché è stata una serata… bella, proprio una bella serata, come da anni non mi accadeva di trascorrere. La giornata di ieri è stata particolarmente rutilante. Alle 12.30 ero corsa a casa a portare una ricerca fatta per un compito di Francesco, mi sono vestita e truccata per la sera perché dopo il lavoro non ne avrei avuto il tempo di ripassare per casa. Uscendo per rientrare in ufficio ho incrociato mio figlio piccolo che, con aria desolata, tornava da scuola. Mi ha detto che doveva dirmi una cosa. Gli ho chiesto se stava bene, lui mi ha rassicurato aggiungendo che doveva solo parlarmi. L’ho salutato dicendogli che ci saremmo sentiti appena fossi arrivata al lavoro. La sua espressione afflitta mi aveva agitato lo stomaco ma ho ricacciato indietro questa sensazione riprendendo la mia corsa. Mi ha richiamato lui per dirmi cosa aveva fatto il giorno prima. Ma di questo ne scriverò poi. Alle 16.30, avevo già avuto la mia seconda ipoglicemia, sono uscita dal lavoro per andare dal dentista. Mi ero accordata con il mio collega Francesco che verso le 18/18.15 sarei passata da casa sua e con lui avremmo raggiunto gli altri e il nostro Capone al suo paese in Friuli. Tra l’altro mentre ero dal dentista ho fatto un incontro stranissimo, con un uomo, ovvio. Ma non ne scriverò certo ora. Beh, Francesco voleva cambiarsi ed io rifarmi il trucco quindi mi ha invitato a salire da lui in quello che è un tipico mini appartamento di un trentenne. Parlavamo mentre davanti allo specchio mi truccavo. Non mi vedevo poi così male, pensavo dentro di me. Parlavamo mentre lui si cambiava, mentre sul terrazzo fumavo una sigaretta, parlavamo ancora mentre scendevamo le scale. All’improvviso mi sono sentita vecchia, sì vecchia. E’ stata una sensazione molto triste causata forse da questa insolita, per me, situazione. E’ stato qualcosa che non mi era mai accaduta prima di ieri. Mi ha reso molto triste ma Francesco, del tutto innocente, non se ne è reso conto. Siamo partiti con la sua spider. Francesco guida davvero veloce. Nonostante le indicazioni scritte siamo riusciti a perderci ma anche a ritrovarci ed alla fine ad arrivare. Sempre parlando tra noi. Il Capone ci aspettava nella piazza del paese. Un piccolo borgo antico, addirittura luogo di un miracolo eucaristico, molto caratteristico con tanto di Castello ed un Duomo spettacolare che ospita un organo originale, rarissimo, della scuola organaria veneziana del cinquecento. Io e i miei colleghi abbiamo seguito il mio Capone in questo velocissimo tour serale. Poi con le auto abbiamo raggiunto l’osteria antica dove il mio Capone aveva fatto riservare una piccola stanzetta, ad un solo tavolo per noi, da cui però si vedeva la sala centrale e la cantina (‘na meraviglia). Io non sapevo se ero più incantata o più affamata o più contenta di essere lì con i miei amici. Forse ero tutto e tutto insieme. Il locale mi è davvero piaciuto molto, è un equilibrio tra ristorante di lusso e trattoria tradizionale locale, con un’atmosfera raffinata ma informale, proprio come piace a me. Del resto il mio grande Capo è così: un Signore. Il piatti erano cucinati con gusto. Il frico: buonissimo. L’atmosfera amichevole e conviviale. Abbiamo festeggiato la nostra collega Chiara che domani lascia l’azienda per un futuro, mi auguro, ancora più felice. Ed abbiamo fatto un brindisi anche al mio giovine Capo ufficio, ma per questo riserverò un paragrafo a parte. Eravamo tutti un po’ commossi e nonostante il vino rosso ancora incapaci di lasciarci andare del tutto. Sono uscita a fumare. La notte era stellata. Un quartetto Jazz eseguiva musica dal vivo e da fuori se ne udivano le note. E’ stato quel solitario momento l’unico in cui sono riuscita a rilassarmi del tutto. Con il dessert è giunta l’ora di ripartire. Ci siamo salutati con calore autentico con l’impegno di ritrovarci l’indomani. Sono risalita in macchina con Francesco. Ho ascoltato musica mentre lui parlava, abbiamo cantato Ligabue, <I>Onda su onda</I> e <I>Azzurro</I>, e tra una canzone e l’altra lui mi raccontava di se e della sua vita. E’ stato piacevole anche il rientro, dunque. Ed invece un gran senso di ansia ha accompagnato il mio girare di chiave per aprire la porta di casa mia.</FONT></SPAN></P>
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        <published>2007-03-30T15:49:46Z</published>
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		  <P align=justify><SPAN style="FONT-SIZE: 11pt; FONT-FAMILY: 'Times New Roman'; mso-bidi-font-size: 12.0pt; mso-ansi-language: IT; mso-fareast-font-family: 'Times New Roman'; mso-fareast-language: IT; mso-bidi-language: AR-SA"><FONT face="Comic Sans MS"><FONT size=2>Scrivo in stato di apprensione. Il nostro Capone, la scorsa settimana, ha riproposto, a noi del suo ufficio, l’invito a cena per giovedì 29 prossimo. E’ da giorni che ne parliamo. L’idea è bellissima, certo. Coinvolgente momento di aggregazione. Il mio Capone è un uomo singolare, davvero. Desidera farci assaggiare il miglior frico del Friuli (io non l’ho mai mangiato e quando ho provato a cucinarlo mi è riuscita una frittata orribile). Ci vuole almeno un’ora di strada da qui per raggiungere il ristorante. Il mio amico Francesco si è reso disponibile ad accompagnarmi con la sua nuova auto, una cabrio due posti. Wow !! Il Capone ci ha detto con tono infervorato che proprio quella sera nel locale si esibirà un gruppo jazz (mitico ! penso a John Coltrane – In a sentimental mood - Charlie Parker, Miles Davis… Billy Holiday) e che il locale da lui spesso frequentato è veramente carino e gradevole. Ed io gli credo perché un uomo di gusto e raffinato. Quella sera io avrei cineforum a scuola di Francesco… e mi spiace davvero perderlo anche perché gli appuntamenti al liceo, invece,<SPAN style="mso-spacerun: yes">&nbsp; </SPAN>non li salto mai. Questa proiezione conclude il corso di educazione sessuale che è stato fatto ai ragazzi di terza media. Al primo cineforum, quello di inizio corso ero andata e, anche se Francesco non mi ha mai detto niente, so che la mia partecipazione gli ha fatto piacere. Eppoi è che, solo che… ecco, è che… io-non-ho-nessuna-voglia-di-andare-a- cena-fuori !! Lo so, sono una sciocca. Ahhh, mi sento un’ingrata. Lo sono. Ma la sera sono davvero tanto stanca ed il mio unico vero, autentico, desiderio è starmene a casa con i miei, tutti insieme, stravaccati sul divano o come ieri sera che, prima dell’arrivo di Carlo, io ed i miei ragazzi ci siamo messi a vedere i video di musica a palla e ognuno diceva la sua e si stava sui divani in posizioni sgangherate. Quando Carlo ha suonato al citofono in un lampo siamo riusciti a: spegnere la musica; accendere la TV sul telegiornale; rimettere a posto i divani; apparecchiare la tavola e mettere la cena sul fuoco, tutto mentre Carlo saliva le scale. E’ stato divertentissimo! Quando Carlo è entrato in casa sembravamo tutti degli angioletti in chiesa. Si fa famiglia in una casa. La mia casa è una tana. Uff… di giovedì, poi, mi perdo una delle nuove puntate di C.S.I. !! <I>Non è valida come scusa.</I> No, eh?! Il Capone mi ha sgamata e ha detto subito che se non vado s’incazza di brutto. E questo mi dispiacerebbe tanto davvero. Ma proprio non mi scorre ‘sta serata. Non ci sto con l’umore, sono troppo attapirata. Uffa… io sono una donna da divano, con la coperta ed i gatti, un buon libro e la sigaretta. Vivaddio !! Non ce la faccio… E’ ovvio che devo andare !! Anche i colleghi ci rimarrebbero malissimo, come possono capire? Ma loro hanno la metà dei miei anni ed il doppio della mia energia. No, non è soltanto questo… è che – <I>ora</I> – io ho bisogno di cose diverse. Io poi lo so come sono… divento sarcastica e parlo con voce strascicata e davvero non voglio fare la guastafeste. Non al mio Capone ed ai miei cari colleghi. Non ce la faccio più a sopportare discorsi frivoli, questa tipo di leggerezza non mi insegna nulla e detesto i convenevoli, ecco. Mi ripeto e mi ripeto che uscire mi farà bene, stare con amici mi aiuterà a distrarmi dalla mia monotonia, dalla <I>routine</I>. <I>Dài</I> <I>Ale, per favore… Forse si consolideranno degli affetti di amicizia. E’ a questo che servono questi incontri, no? E allora vale la pena di fare un piccolo sforzo !! </I>Non ce la faccio… non ce la faccio… Ho terminato di leggere “<I>Call it sleep</I>” ed ora ho per le mani almeno cinque libri nuovi che… profumano. Ho comprato una bella edizione, proprio bella ed economica di “<I>Uno, nessuno e centomila</I>” di Pirandello, quella che già avevo è da museo. Desidero rileggerlo. <I>Un’altra volta???</I> Si, perché ? Ed ho preso, appena uscito in economica Oscar “<I>L’ombra del vento</I>” di Zafon. Questi amici non sono buoni motivi per tapparmi in casa dopo una giornata di lavoro e fuori piove? <I>No !</I> <I>mica te li rubano da sopra il comodino…</I>Beh, allora dimmi un buon motivo per cui dovrei rinunciare per andare ad una cena tra colleghi? <EM>Perché è quello che si aspettano da te.<BR></EM>E come scrive il mio amico Gabriele: "<FONT face=Helv size=2>un uomo non può dire di aver provato forti emozioni o addirittura "vissuto" la propria vita finchè non prova il frico".</FONT><BR><BR></FONT></FONT></SPAN></P>
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        <published>2007-03-26T09:54:55Z</published>
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